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Da Figline a San Giovanni, Montevarchi e Terranuova Bracciolini
Data pubblicazione 04/08/2008 00:00:00
 

San Giovanni Valdarno

A San Giovanni Valdarno si raggiunge la centrale piazza Cavour, dove sorge il Palazzo Pretorio (in restauro nel 1988-90). Il palazzo, attribuito senza fondamento ad Arnolfo di Cambio, ha una torre merlata largamente rifatta nell'Ottocento, che ricorda quella del Bargello fiorentino, ed e' circondato da un portico e loggiato quattrocentesco. Nel Medioevo era la sede dei podesta' e dei vicari fiorentini del Valdarno (fino al 1849), dei quali rimangono numerosi stemmi, alcuni dei quali sono in terracotta invetriata. Nel Municipio e' un'Andata al Calvario, tela cinquecentesca attribuita a Domenico da Terranuova detto il "Menighella", pittore del quale non esiste alcuna opera sicura. Il centro di San Giovanni e' costituito dalle due piazze che si aprono davanti e dietro al Palazzo Pretorio. Da queste partono strade rettilinee incrociate ortogonalmente da vicoli trasversali. Si tratta del classico schema urbanistico delle "Terre Nuove" fiorentine. Infatti San Giovanni, dedicata al santo protettore dei Fiorentini, fu costruita a partire dal 1296, contemporaneamente con Castelfranco di Sopra, per ordine della Repubblica, su disegno forse di Arnolfo di Cambio, in una zona prima quasi disabitata, detta Pian degli Alberti. Il "Marzocco" (leone araldico) su una colonna ricorda il dominio fiorentino, Di fronte al Palazzo Pretorio e' la pieve di San Giovanni Battista, originaria del Trecento ma eccessivamente restaurata negli anni Venti. E' preceduta da un portico tardo rinascimentale ornato da tondi robbiani. AlI'interno, alla parete d'ingresso a destra Pieta', gruppo plastico cinque-seicentesco; alla parete sinistra Madonna col Bambino, piccola tavola quattrocentesca. Da questa chiesa proviene un trittico, con Trinita' e santi, di Mariotto di Nardo. Nella piazza, a sinistra e' l'ingresso al convento delle Agostiniane (n. 12), fondato nel 1528, con bella chiesa barocca (vi si accede passando in un corridoio dove e' una Madonna col Bambino, rilievo policromo di derivazione ghibertiana), restaurata dopo la distruzione della seconda guerra mondiale. Nel soffitto, Assunta di Antonio Puglieschi, del quale e' anche l'Annunciazione (1685 circa) all'altare maggiore e la Madonna col Bambino, santa Monica e altri santi, (58) all'altare destro. All'altare di sinistra e' la Madonna col Bambino, preziosa tavola del "Maestro della Nativita' di Castello", seguace di Filippo Lippi, da confrontare con quella di Faltugnano di Prato. Si gira attorno al Palazzo Pretorio trovandosi di fronte alla facciata (1856-1885) della basilica di Santa Maria delle Grazie, che sorse attorno a un affresco della Madonna col Bambino ritenuto miracoloso. Secondo la leggenda, durante la pestilenza del 1479, che infurio' come conseguenza della guerra fra Firenze e lo stato pontificio scatenata dalla congiura dei Pazzi del 1478, la vecchia monna Tancia, per intercessione miracolosa della Madonna, avrebbe potuto allattare il nipotino, cui i genitori erano morti di peste. Probabilmente, come a Montevarchi, il culto tipico del Valdarno della Madonna del Latte rappresenta la cristianizzazione di precedenti culti pagani matriarcali della fertilita'. Un primo oratorio fu costruito nel 1484, ma riedificato nel 1598: di questo rimane la parte anteriore della chiesa, decorata da affreschi settecenteschi. L'adiacente rotonda fu ricostruita (con gusto assai discutibile) dopo le distruzioni belliche negli anni Cinquanta. Nel porticato cui si accede e' una Madonna Assunta che dona la cintola a san Tommaso, fra i santi Giovanni Battista e Lorenzo, terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, entro il 1515, che reca gli stemmi Salviati e Buondelmonti. Si sale per la scala di destra. Due affreschi del 1621 di Giovanni da San Giovanni (Annunciazione e Sposalizio della Vergine) erano ai lati delle due scale, ma sono col tempo completamente deperiti. Quando furono staccati si scopri' che il pittore aveva dipinto un primo Sposalizio della Vergine sotto quell'affresco, coperto poi forse perche' non aveva incontrato il favore dei committenti. Questo affresco, anteriore al 1621, picchiettato per farvi aderire quello soprastante, si trova, staccato, all'interno. Alla controfacciata affresco assegnato dal Vasari al "Montevarchi", definito allievo del Perugino, che illustra il Miracolo di monna Tancia. Vi si nota la fedele descrizione della citta' sconvolta dalla peste, in uno stile che certo non e' peruginesco. Al centro l'altare della Madonna, costituito da un dipinto trequattrocentesco contenuto entro una tela con angeli del Seicento. A destra dell'ingresso e' una stanza dove saranno sistemati gli ex voto del santuario. Dalla chiesa si accede ai locali sopra all'andito di ingresso, nei quali e' in corso di sistemazione il museo, che conterra' le opere finora esposte nella chiesa (come il precedente museo del 1959). Il pezzo piu' importante e' la tavola con l'Annunciazione (vi compare anche la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso ed il profeta Isaia), e nella predella le Storie della Vergine, del Beato Angelico, proveniente dal vicino convento francescano di Montecarlo. Si apprezzano i delicati passaggi tonali e la finezza delle pennellate. La datazione e' controversa (c'e' chi sostiene che si tratti di una delle prime opere del pittore, del quale si hanno quadri datati dal 1429; per altri e' stata eseguita verso il 1440). Non ha fondamento l'ipotesi che questa sia l'Annunciazione commissionata al pittore nel 1432 per la chiesa servita di Sant'Alessandro a Brescia, ma mai giunta a destinazione e sostituita la' con un'opera di Jacopo Bellini. Il Beato Angelico ha dipinto altre due Annunciazioni su tavola: quella del museo diocesano di Cortona, proveniente dalla locale chiesa di San Domenico, e quella di San Domenico di Fiesole, oggi al Prado di Madrid. Un'altra simile sua Annunciazione e' quella a fresco del Dormitorio del convento di San Marco a Firenze. La combinazione in un solo quadro di Annunciazione e cacciata di Adamo ed Eva risale forse a un perduto prototipo di Masaccio. Nel museo saranno inoltre presumibilmente collocati: due cuspidi con Cristo in Pieta' e I 'Eterno di Giovanni del Biondo; Madonna col Bambino, due cori di angeli, san Biagio e sant'Ansano, scomparti di un polittico del "Maestro del Cassone Adimari" (gli angeli di sinistra sono invece di Paolo Schiavo); Mariotto di Nardo, Trinita' e santi; Mariotto di Cristofano, cognato di Masaccio, Cristo in Pieta' tra la Madonna e santa Lucia, dipinto gia' attribuito a Giovanni Toscani, eseguito per la chiesa di Santa Lucia; Mariotto di Cristofano, Madonna col Bambino fra i santi Antonio abate, Lorenzo, Giovanni Battista e Biagio, datato 1453; Domenico di Michelino, Madonna col Bambino e santi Antonio, Giovanni Battista, Rocco, Pietro Martire, Margherita da Cortona e Maddalena; pittore fiorentino del secolo XV, Sant'Antonio e due oranti; Jacopo del Sellaio, Annunciazione, nella predella Nativita' e santi Martino e Sebastiano, datato 1472; Giovanni di Piamonte, L'arcangelo Raffaele e Tobiolo; pittore fiorentino del tardo Cinquecento, Martirio di san Lorenzo e San Giovanni Gualberto che perdona il suo nemico; Gregorio Pagani, San Giovanni Battista e San Lorenzo, datati 1600; Giovanni da San Giovanni, Decollazione del Battista, datato 1620, dimostra la conoscenza del Caravaggio; Giovanni da San Giovanni, Sposalizio della Vergine, affresco staccato, ante 1621 (vedi sopra); Giovanni da San Giovanni, San Giuseppe col Bambin Gesu'; Annibale Niccolai, Sant'Antonio da Padova, firmato e datato 1661; Giovan Domenico Ferretti, Cristo e la Canaanea; pittore fiorentino del Seicento, ritratti di Bernardo Salviati e Monna Tessa; busto ligneo di San Lorenzo di un seguace di Donatello. Usciti dalla chiesa si entra a destra nella gotica San Lorenzo (ripristinata da Giuseppe Castellucci), a una navata con ambiente aggiunto a destra e separato da pilastri. Vi e' interessante il restaurato affresco di Giovanni di ser Giovanni detto "lo Scheggia", il fratello di Masaccio, sulla destra, con i carnefici di un Martirio di san Sebastiano che, in vari atteggiamenti, tirano frecce a un perduto san Sebastiano centrale, dove e' stato piu' tardi (XVII secolo) sovrapposto un Sant'Antonio da Padova. L'affresco, firmato e datato 1457, e' l'unica opera certa dello Scheggia, che si e' voluto identificare col "Maestro del Cassone Adimari". Inoltre la chiesa ha un ricco ciclo di affreschi anonimi dei primi del Quattrocento (si noti in particolare alla parete destra Sant'Antonio abate con storie della sua vita, gia' attribuito a Masaccio ed oggi ritenuto di Mariotto di Cristofano), che come quelli di Badia Soffena danno un'idea del milieu artistico valdarnese al tempo di Masaccio, che qui a San Giovanni e' nato nel 1401 da una famiglia di "cassai". All'altare maggiore e' stato ricollocato da poco un polittico con l'Incoronazione della Vergine, importante opera di Giovanni del Biondo. Le quattro cuspidi sono false: delle originali due furono comprate nel 1929 dal museo di Detroit.

Cavriglia

Lasciata San Giovanni, una strada sulla destra, verso Cavriglia, e poi a sinistra, conduce a Montecarlo. Il convento francescano fu fondato nel 1429 dal nobile Carlo Ricasoli sul posto della sua villa di Monte Ortale, per insediarvi i Francescani di Ganghereto (malgrado le proteste di Poggio Bracciolini). La chiesa e l'annesso chiostro a pilastri di mattoni si presentano nell'aspetto tipico dei conventi francescani "osservanti" (come Bosco ai Frati nel Mugello). Nell'interno assai restaurato nel 1916 dopo le trasformazioni barocche si vedono le caratteristiche modanature in pietra serena sull'intonaco bianco, che richiamano l'architettura quattrocentesca michelozziana; in realta' la chiesa e' stata pero' costruita, secondo un gusto frequente presso i francescani, in forme tradizionali solo nel 1522-1538. Da qui provengono l'Annunciazione del Beato Angelico, una pala di Neri di Bicci e la terracotta con la Madonna incoronata da angeli e santi di Andrea della Robbia oggi nella cappella Medici o del Noviziato a Santa Croce a Firenze. Si puo' proseguire per Cavriglia. Qui, in localita' Monastero, la pieve di origine medievale ma trasformata in epoca barocca contiene varie terrecotte invetriate di Benedetto Buglioni: la lunetta sul portale, con San Giovannino nel deserto; busti raffiguranti San Romolo, Giovanni Battista e Stefano e due angeli cerofori. Nella chiesa sono varie tele seisettecentesche bisognose di restauro. Non lontana e' la chiesa di San Pancrazio (generalmente chiusa), di origine altomedievale, che si presenta oggi in forme protoromaniche databili all'XI secolo. Presso Cavriglia e' stato istituito un giardino zoologico, nel quale gli animali in parte sono in liberta'. Nella vicina zona di Castelnuovo dei Sabbioni si vedono le miniere di lignite a cielo aperto; a Santa Barbara le enormi ciminiere della centrale Enel.

Montevarchi

Tornati sulla statale si raggiunge Montevarchi, citta' di aspetto moderno nella vasta periferia, che pero' ha un centro progettato dai Fiorentini ai primi del Trecento, come le altre Terre Nuove del Valdarno (la precedente Montevarchi stava sul colle dove e' oggi il convento dei Cappuccini). Poco prima di raggiungere il centro si devia a destra dov'e' l'armonioso santuario della Madonna del Giglio, sorto nel 1589-1605 (I'architetto della cupola, 1607-1613, e' probabilmente il Nigetti) attorno a un affresco della Madonna che allatta il Bambino, cinquecentesco ritenuto miracoloso. Il bel porticato, con le colonne dai capitelli ornati con ovuli e gigli o rosette, e' stato aggiunto poco dopo la chiesa, ma nello stesso stile, visto che per costruirlo si sono dovute tappare le originali finestre della chiesa. Il centro di Montevarchi e' costituito dalla piazza dedicata a Benedetto Varchi (1503-1565), I'umanista nativo del luogo (a Montevarchi e' nato anche lo scultore barocco Francesco Mochi). Da qui partono a destra e sinistra rispettivamente due vie parallele (via Roma e via Isidoro del Lungo) sulle quali e' basata la struttura urbanistica dell'abitato. Esternamente altre due vie (Cennano e Marzia) girano intorno alle prime due, a loro volta circondate dalle mura. La citta' sviluppatasi nel senso della strada che porta ad Arezzo, ha una forma allungata, all'incirca ovale. La chiesa di San Lorenzo, che sorge in fondo alla piazza, fu ricostruita integralmente, sul posto di una precedente chiesa gotica, ai primi del Settecento, su progetto di Massimiliano Soldani Benzi, scultore originario di Montevarchi. Le tele che ornavano gli altari laterali sono in restauro. All'interno, ornato da stucchi, altare maggiore di Gherardo Silvani, che custodisce la reliquia del latte della Vergine, portata secondo la leggenda dal conte Guido Guerra nel 1230 da Costantinopoli. Inoltre vi si trova: una Madonna in gloria fra angeli di Giovanni Baratta, un busto in terracotta policroma del Quattrocento della Madonna col Bambino entro teca di vetro e una Madonna in bronzo dello stesso Soldani Benzi. Il Vasari ricorda a Montevarchi un dipinto del Botticelli non piu' presente. Accanto alla chiesa e' un museo (per appuntamento) che contiene opere provenienti dalla chiesa anteriore ai rifacimenti barocchi e dalla vicina chiesa di Sant'Andrea di Cennano. I pezzi piu' notevoli sono terrecotte invetriate databili alla fine del Quattrocento di Andrea della Robbia, (60) provenienti dalla chiesa precedente. L'edicola che conteneva la reliquia del latte, ricostruita recentemente, ha nel paliotto una Pieta', sull'altare angeli e i santi Giovanni Battista e Sebastiano in nicchie. Nella trabeazione cherubini; soffitto a cassettoni (sul tipo delle edicole di Luca della Robbia all'Impruneta e a San Miniato). In origine esisteva una cappella simmetrica, che conteneva il fonte battesimale, posta presso l'ingresso della chiesa. Sulla facciata della collegiata era una balconata, la cui parte frontale conteneva la scena del Conte Guido Guerra che dona alle autorita' di Montevarchi la reliquia; sui fianchi erano angeli con lo stemma di Montevarchi. Si potrebbe supporre che questo complesso sia stato inaugurato nel 1514, quando una lapide nell'interno della chiesa a destra ricorda la visita di papa Leone X. Si prende la strada a sinistra, passando davanti al rimaneggiato palazzo podestarile, ornato dai consueti stemmi (all'interno dipinti di Emilio Vasarri); a una caratteristica casa con portici; al palazzo Carapelli, sulla cui facciata sono due rilievi di stucco di Romano Romanelli con Cerere e Mercurio, simboleggianti l'agricoltura e il commercio. Segue la facciata ottocentesca dell'oratorio del Gesu'. All'interno stalli lignei settecenteschi e all'altar maggiore Cristo donatore del preziosissimo Sangue, statua lignea settecentesca. Accanto e' la chiesa di Cennano, con facciata ottocentesca. L'interno e' seicentesco, con decorazioni in pietra serena. Al secondo altare sinistro Sacra Famiglia, arazzo da Andrea del Sarto. Nel coro, la cui cupola ha affreschi del Vasarri con Sant 'Andrea in gloria fra angeli, ci sono stalli lignei seicenteschi di notevole qualita'. Da questa chiesa provengono affreschi staccati, oggi al museo della collegiata: una Madonna col Bambino fra angeli di Agnolo Gaddi e vari frammenti di scuola peruginesca, assegnati a Roberto (o Luberto) da Montevarchi, un aiuto del Perugino al collegio del Cambio a Perugia, di cui parla il Vasari. Accanto alla chiesa di Cennano, nell'ex convento francescano di San Ludovico, fondato nel 1327, e' sistemata l'Accademia Valdarnese del Poggio, che comprende l'interessante museo paleontologico. L'Accademia fu fondata ai primi dell'Ottocento con l'intenzione di ridar vita alla illustre Accademia Valdarnina voluta dall'umanista quattrocentesco Poggio Bracciolini nella propria villa di Terranuova. Passato un chiostro datato 1471, in stile michelozziano, dove sono tracce di affreschi, si entra nell'Accademia e si sale al primo piano dove e' sistemata la raccolta, che risale in parte ai primi dell'Ottocento, ai primordi della paleontologia. L'allestimento in scaffali di legno chiusi da vetrate risale al 1870 ed ha anch'esso un suo interesse storico. Si esce dal centro in direzione Valdarno. Subito dopo il sottopassaggio della ferrovia a sinistra si puo' raggiungere la Ginestra, con la chiesa di Santa Croce la cui prima costruzione e' documentata fra il 614 e il 620. Verso il 1000 vi sorse un ospizio per i pellegrini, che fu sostituito nel 1445 da un monastero di Benedettine, soppresso nel 1778. Trasformato in fabbrica nell'Ottocento, il complesso e' stato di recente radicalmente restaurato. Sono stati messi in luce frammenti di affreschi quattrocenteschi (un San Benedetto a cena con santa Scolastica). Per questa chiesa il Cigoli dipinse nel 1591 la Resurrezione oggi al museo di Arezzo.Sulla destra il palazzo Masini del 1924-27, sontuoso edificio al quale collaborarono vari artisti, di gusto Liberty. Segue, sempre sulla destra, la chiesa di Santa Maria al Pestello, seicentesca, preceduta da portico. All'interno notevoli altari barocchi. All'altar maggiore Sacra Famiglia, affresco cinquecentesco. Nell'annesso oratorio della Madonna Pellegrina e' una campana datata 1320.Si prosegue oltre Mercatale (il cui parroco ha le chiavi della pieve di Galatrona) e si prende la strada per Galatrona. Di fronte, su un colle boscoso, difficilmente raggiungibile, la torre medievale del distrutto castello. La pieve, romanica ma rimaneggiata successivamente, ha sul portale un'iscrizione del 1324. Nell'interno e' un eccezionale gruppo di terrecotte invetriate di Giovanni della Robbia, commissionate dallo spedalingo di Santa Maria Nuova Leonardo Buonafede fra il 1510 e il 1521 (fu il committente di Giovanni anche nel chiostro maggiore della Certosa del Galluzzo, ed ebbe un ruolo importante nella committenza ai Buglioni della decorazione dell'ospedale del Ceppo a Pistoia). All'altare maggiore ciborio con Redentore fra santi, gia' affiancato da angeli cerofori (nonpiu' in loco); fonte battesimale con sei episodi della vita del Battista; statua di San Giovanni Battista; quattro statuette degli Evangelisti; stemma BuonaSede. Da Mercatale si puo' prendere a destra la strada per Bucine. Da qui si prosegue verso sud nella valle del torrente Ambra (che compare gia' nella Tabula Peutingeriana, attraversato dalla via Cassia, come " Umbro flumen " ma vi e' confuso con l'Ombrone). Dopo poco, prendendo una strada a destra, si puo' raggiungere Cennina, antico castello, su un poggio gia' abitato in epoca etrusca. I ruderi del castello, in posizione panoramica, consentono di farsi un'idea della struttura che aveva fra XII e XIII secolo: e' conservata (e restaurata) la grande sala d'arme e la porta d'accesso, nonche' varie porzioni delle robuste mura, in blocchi di alberese.

Terranuova Bracciolini

Si torna a Bucine e passando per Levane (la cui diga ebbe un ruolo importante nell'alluvione del 1966) e Montevarchi, si attraversa l'Arno e l'autostrada sulla destra, giungendo a Terranuova Bracciolini, patria di Poggio, la cui villa ridotta a casa colonica ancora esiste ma non e' visitabile. e' una delle "Terre Nuove" costruite dai Fiorentini ai primi del Trecento e di questa epoca conserva l'impianto urbanistico perfettamente regolare, come un accampamento romano, con piazza al centro. Le mura del 1337 sono state in parte distrutte dai tedeschi nella seconda guerra mondiale. Nel centro sono varie chiese interessanti, tra cui la pieve, con una Pieta' in terracotta del Cinquecento e la chiesa di San Biagio ai Mori con affreschi trequattrocenteschi. Non lontano, sulla destra della strada che porta a Loro, e' il convento delle Domenicane di Ganghereto, da dove provennero nel 1429 i Francescani di Montecarlo. Dal convento, che conserva un torrione angolare medievale, proviene la tavola con San Francesco di Margaritone d'Arezzo, oggi al museo di Arezzo.
       
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